"Ho figli grandi, una vita piccola, frangia ondulata per siepi di pensieri. Arbusti d’urto. Piccole frodi di tenerezza. La distanza dalle giovinezze m’invade, a volte. L’infinito limite delle cose andate. Gli amori, gli umori, raucedini da sigaretta, il giallo rintanato dei baci, le suole di mia madre, fredde, doverosamente consumate. Veglio e mi svago con qualche siparietto di preghiera, di riverenze da commediola. Ad esempio i minuetti di sole e mare, le sode pance delle barche, l’abbraccio immaginato senza danno. Dondolato sul pontile, illuminato da un lungo alfabeto di sospiri. E vivo, m’albergo tra la porta e il camino. Tra la gelida afa delle stagioni. E mi voglio tornare. Più sapida, capovolta verso le radici del cielo. Gonfia d’incanto. Amniotica. Leggera."
A proposito di mitedor e della sua poesia: per me va letta ogni giorno - anche solo una sua poesia al giorno - come far colazione cominciando con una fetta di pane caldo con burro e marmellata - perché è delicata - perché senza pretese o costruzioni mentali - è tangibile - è un ritratto di Signora che sorride che suona - a volte una musica triste - a volte è tempesta ma sempre accordata alla vita: "Arbusti d'urto. Piccole frodi di tenerezza. La distanza dalle giovinezze m'invade, a volte." - vita che tintinna -
leggendo anche "Quaderno millimetrato" mi sono ritrovata tra le pagine del "Diario" di Etty Hillesum - stile e narrazione di un "concentramento" quotidiano - personale - di una fede che emerge e si perde e riappare anche grazie al miracolo di averne bisogno e che c'è anche a prescindere da sé - e diamogli pure il nome che vogliamo -
di un qualcosa che sta per accadere - un sentore con cui si convive - ci si sente incompiuti e alberganti - provvisori -
Dorinda Di Prossimo secondo me va letta perché la sua poesia è un arco nel tempo - come figlia - come madre - come donna nella sua solitudine - con le sue paure che non ha paura di dire - perché la poesia è anche denuncia, prima di tutto, di se stessi - non importa se in piccolo o in grande - spostare una montagna è difficile quanto riuscire a spostare una formica senza farle male -
ora - prima - poi - con dolcezza - con amarezza - con l'oro o con l'opaco foglio - millimetro dopo millimetro - sospiro dopo "siparietto di preghiera" o per un intero "alfabeto" lei giunge "amniotica", e lì eravamo tutti leggeri, cullati, ascoltatori - tra "le sode pance delle barche" -
tra il bianco dei giorni e il tuorlo "rintanato dei baci".