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▶ Pergolesi: Stabat Mater (part 1) - YouTube
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"Il terrore di una linea retta nel momento in cui si rende conto di essere stata tracciata verso l'infinito." Charles Simic
lunedì 11 novembre 2013
domenica 10 novembre 2013
ti alzi
mi vesto
cerchi le scarpe
mi trucco un po'
rifai il letto
mi metto alla finestra
cerchi qualcosa
mi raccolgo i capelli
sei pronto
sono pronta.
*
ha un lungo collo la tristezza
e un piede piccolo -
magro e superstizioso
l'inverno apre un ombrello in casa.
*
meglio sbucciare un'arancia
lasciare la mente all'oscuro
il coltello con il suo manico
meglio non mangiare le foglie
risparmiare anche al cuore
questa mancanza di parole
questa voce alla vaniglia.
*
la cosa più vicina è spegnere la luce -
la cosa più confusa è l'anima -
non le viene affidato niente -
io faccio la spia con chi mi pare -
e spero la testa muoia di crepacuore -
i nervi non mi sono mai piaciuti
e la casa è piena -
i vizi poi studiano per diventare qualcosa -
io spero di leggere una di queste sere
ad alta voce -
mentre siamo tutti a tavola -
di vedere la testa pendere -
di fare tornare a tutti la saliva.
da " L'inverno apre un ombrello in casa "
casa editrice Prova d'Autore
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DACOSì LONTANO
Qualcuno non l'ha detto
ma io conosco il mondo d'azzurro che verrà:
perché sarò una foglia d'acquatica ventura
e guarderò le cose da una panchina in cielo
e anche oltre
dove finisce il suo soffitto;
tra pezzi di lamiera vaganti
e rocce fredde.
E carte per tenere le stelle tutte in tasca,
nel senso di sapere ogni attimo la luna
la posizione esatta del circolo vizioso
del luogo dove tutti gli dei si danno incontro
a far teorie su cosa significhi esser stato
venuto da un bell'utero elastico
mangiato
andato a letto presto, e qualche volta amato.
MASSIMO BOTTURI
da " Il posto delle fregole "
Genesi Editrice
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DACOSì LONTANO
Qualcuno non l'ha detto
ma io conosco il mondo d'azzurro che verrà:
perché sarò una foglia d'acquatica ventura
e guarderò le cose da una panchina in cielo
e anche oltre
dove finisce il suo soffitto;
tra pezzi di lamiera vaganti
e rocce fredde.
E carte per tenere le stelle tutte in tasca,
nel senso di sapere ogni attimo la luna
la posizione esatta del circolo vizioso
del luogo dove tutti gli dei si danno incontro
a far teorie su cosa significhi esser stato
venuto da un bell'utero elastico
mangiato
andato a letto presto, e qualche volta amato.
MASSIMO BOTTURI
da " Il posto delle fregole "
Genesi Editrice
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sabato 9 novembre 2013
giovedì 7 novembre 2013
martedì 5 novembre 2013
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Ringrazio Francesco Marotta per aver ospitato l'Egregio signor Tanto
nella dimora del tempo - per la scelta dei testi - per il calore immediato -
Egregio signor Tanto | La dimora del tempo sospeso
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Ringrazio Francesco Marotta per aver ospitato l'Egregio signor Tanto
nella dimora del tempo - per la scelta dei testi - per il calore immediato -
Egregio signor Tanto | La dimora del tempo sospeso
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lunedì 4 novembre 2013
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glosse
Viene a galla un accidente nella bocca
sputo sillabe grosse e glosso
viti barocche macchine rinascimentali
caravaggesche ombrosità e quant'altro.
Da vent'anni rimedio l'orizzonte.
*
lampadina
All'interno, al centro del cervello, un ragnetto fila
un ditale di materia, un io catramoso che annota
mosche, moscerini, insettucoli minuscoli e forse
mischia gli acari con la zampetta...
A piovere nella fantasia, se ci piove dentro,
è l'idea di noi senza futuro, perché il tempo
è andato altrove e qui non corre l'ora, le lancette
infilzano secondi ovali come uova e gusci screziati...
Mentre sul pavimento-scacchiera gioco finte
e finzioni, nitrisce un Pegaso e prendo la luna
in contropiede salendo in cielo con una scala
a pioli, cambiando una lampadina...
Nadia Agustoni
"Taccuino Nero"
ed. Le Voci della Luna
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glosse
Viene a galla un accidente nella bocca
sputo sillabe grosse e glosso
viti barocche macchine rinascimentali
caravaggesche ombrosità e quant'altro.
Da vent'anni rimedio l'orizzonte.
*
lampadina
All'interno, al centro del cervello, un ragnetto fila
un ditale di materia, un io catramoso che annota
mosche, moscerini, insettucoli minuscoli e forse
mischia gli acari con la zampetta...
A piovere nella fantasia, se ci piove dentro,
è l'idea di noi senza futuro, perché il tempo
è andato altrove e qui non corre l'ora, le lancette
infilzano secondi ovali come uova e gusci screziati...
Mentre sul pavimento-scacchiera gioco finte
e finzioni, nitrisce un Pegaso e prendo la luna
in contropiede salendo in cielo con una scala
a pioli, cambiando una lampadina...
Nadia Agustoni
"Taccuino Nero"
ed. Le Voci della Luna
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domenica 27 ottobre 2013
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A BOCCA SECCA
Crescere di traverso,
a lisca di pesce intrappolata in gola.
Un colpo di tosse per ogni che passa.
Si diventa adulti a bocca secca,
tutta la saliva consumata dietro a uno sputo.
Noi, che volevamo liberare il respiro
e raddrizzare l'infanzia.
*
LA NOSTALGIA PIEGHEVOLE DELLE COSE
Sto nella slogatura di un ramo,
nel nervo ritorto di una foglia,
vi cerco nel garbuglio spaesato dei venti,
tra la gobba della terra e l'incavo del cielo.
La nostalgia pieghevole delle cose
s'imbuca nei miei occhi.
*
VACCA MAGRA
Vacca magra,
questo corpo che bruca a ciuffi l'abbandono.
Il muso cacciato in terra calva,
dietro la traccia di un tagliaerba.
La lingua strofinata al sasso
che magari spunta un fiore,
che magari a leccare pietra
ci si cava un giglio bianco,
qualche petalo di latte
e una caloria d'amore.
Elena Mearini
" Dilemma di una bottiglia "
Edizioni Forme Libere
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A BOCCA SECCA
Crescere di traverso,
a lisca di pesce intrappolata in gola.
Un colpo di tosse per ogni che passa.
Si diventa adulti a bocca secca,
tutta la saliva consumata dietro a uno sputo.
Noi, che volevamo liberare il respiro
e raddrizzare l'infanzia.
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LA NOSTALGIA PIEGHEVOLE DELLE COSE
Sto nella slogatura di un ramo,
nel nervo ritorto di una foglia,
vi cerco nel garbuglio spaesato dei venti,
tra la gobba della terra e l'incavo del cielo.
La nostalgia pieghevole delle cose
s'imbuca nei miei occhi.
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VACCA MAGRA
Vacca magra,
questo corpo che bruca a ciuffi l'abbandono.
Il muso cacciato in terra calva,
dietro la traccia di un tagliaerba.
La lingua strofinata al sasso
che magari spunta un fiore,
che magari a leccare pietra
ci si cava un giglio bianco,
qualche petalo di latte
e una caloria d'amore.
Elena Mearini
" Dilemma di una bottiglia "
Edizioni Forme Libere
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